venerdì 19 settembre 2014

SAN MICHELE (2): QUANDO IL COMUNE CUSTODIVA GLI OGGETTI IN ORO DONATI AL SANTO PATRONO

SECONDA PUNTATA
di LINO SPADACCINI 

Il 20 novembre del 1933, nel Palazzo di Città, alla presenza del vicario generale Mons. Luigi Di Fonzo, rappresentante delegato dell’arcivescovo Giuseppe Venturi, si svolse la cerimonia di restituzione degli oggetti votivi (moltissimi in oro) offerti dai cittadini vastesi al Santo Patrono e tenuti in deposito per molti anni dal Comune.

Prima di addentrarci nell’argomento, facciamo un passo indietro per capire
quali erano i beni in possesso della chiesa di San Michele agli inizi del secolo scorso.
Nominato cappellano della chiesa di S. Michele Arcangelo, in sostituzione del canonico Mons. Francesco Ruggieri, partito per gli Stati Uniti, don Luigi Lungo, in data 15 giugno 1912, compilò l’elenco completo degli arredi sacri, biancheria e argenteria.
Facendo una rapida carrellata di ciò che era in possesso della chiesa patronale possiamo trovare tra l’argenteria un ostensorio, un calice e relativa patena, una pisside, una teca, un elmetto, uno scudo, una spada e due catene (elementi questi per adornare la statua dell’Arcangelo). Tra la biancheria erano presenti 6 armilli, 3 camici, 3 cingoli, tovaglia ricamata per altare, 5 tovaglie giornaliere, 5 sottotovaglie, 6 tende rosse per finestre e 7 tendine per coprire le statue (è interessante capire come e quando venivano utilizzate queste tendine). Tra gli arredi sacri troviamo 6 candelieri di ottone grandi, 6 medi e 6 piccoli, 30 candelieri di legno, un Crocifisso d’ottone, 7 lampadari d’ottone, 8 braccialetti d’ottone, 2 grandi torce votive, base di noce della statua del Patrono e n.171 sedie. Nello stesso documento il sacerdote tiene a precisare che il gonnellino della statua ed il manto sono tenuti in custodia nel Monastero delle Clarisse.
Analogo inventario, ancora più dettagliato, era stato fatto dallo stesso Mons. Ruggieri, al momento della sua nomina a cappellano della chiesa di S. Michele, nel novembre del 1905.
Facciamo un passo in avanti e passiamo al 1933. Il canonico don Luigi Lungo informa il Podestà della città di aver affrontato una spesa di circa 2000 lire per i lavori di decorazione della cappella centrale, ma afferma, al tempo stesso, che occorrono altri soldi per sistemare anche le altre cappelle e dare “maggior risalto allo stato non decente della Casa del Signore”. Inoltre, propone la vendita di una parte degli oggetti votivi d’oro, offerti dai cittadini al Santo Protettore, affinché con il ricavato si possa condurre a termine i lavori.
A questo punto, anche in seguito alle sollecitazioni del Vescovo Mons. Giuseppe Venturi, il Podestà, che aveva in custodia tutti gli oggetti sacri, scrive: “…mi onoro di dichiarare all’E.V. che il Comune, il quale ha creduto di mantenere da molti anni in sacro deposito  –  trattandosi di doni votivi  – gli oggetti d’oro offerti da questi cittadini al Santo Patrono S. Michele Arcangelo, è dispostissimo non già ad agevolare semplicemente l’amministrazione per parte dell’Autorità Ecclesiastica dei doni votivi stessi, ma a restituirli addirittura e definitivamente all’Autorità medesima”. In pratica il Comune vuole togliersi un peso dallo stomaco, affermando di non voler più occuparsi in futuro della custodia dei doni votivi. Propone, inoltre, di verbalizzare il passaggio degli oggetti da restituire con un incontro formale tra Comune, Diocesi e cappellano di San Michele, nominando come perito esterno il prof. Luigi Anelli, direttore del Museo Archeologico.
Viene fissata la data: il 20 novembre alle ore 9 del mattino. Saranno presenti il rappresentante del Comune, rag. Silvio Marino, il cappellano don Luigi Lungo, il rappresentante vescovile, Mons. Luigi Di Fonzo ed il Prof. Luigi Anelli, il quale darà una stima di massima a ciascun oggetto.
Nel fascicolo conservato presso l’Archivio Storico “G.Rossetti”, è presente anche il verbale redatto il 4 luglio 1933, alla presenza di impiegati comunali e testimoni, con l’elenco dettagliato di tutti gli oggetti preziosi donati per devozione dai vastesi. Stiamo parlando di tredici pagine con descrizione minuziosa degli oggetti. Si va da anelli semplici, con perle o brillantini a orecchini di varia fattura, collanine, spille e braccialetti, diversi cuori d’argento con la sigla P.G.R. (Per Grazia Ricevuta), più alcuni oggetti dalle denominazioni alquanto stravaganti come orecchini d’oro a forma di mammella, orecchini a forma di lampioncini, catenina d’oro con ciondolo portate il numero tredici, laccio con maglia in oro, con passante scorrevole rappresentante un paio di forbici, un cuore d’argento offerto da Felice Galuppo, vari oggetti con ferro di cavallo, raffiguranti una lira musicale o farfalle, un orologio d’oro marca Waltham, un orologio sempre d’oro marca Roskoff, un orologio d’argento marca Ancre con dicitura quindici rubini, altro orologio d’argento marca Cylindre, braccialetto offerto da Vincenzo Iustini e Compagni di New York, un dente in oro pieno con scritta laterale N. R., spilla da donna e orecchini donati da Michelina Scè, e ancora tanti altri.


Lino Spadaccini





































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