giovedì 30 agosto 2018

Monteodorisio in 7 puntate : la colonia romana (1/7)

FOTO D'EPOCA DAL SITO "NOIDIMONTEODORISIO" DI GIANNI TIMPONE


Rileggiamo la storia dei nostri borghi 
NELL'ATTUALE MONTEODORISIO SORGEVA UNA COLONIA ROMANA 

 di GIUSEPPE CATANIA

L'esistenza di un antichissimo borgo abitato, dove sorge l'attuale Monteodorisio si perde nella memoria del tempo.
Certamente genti primigenie abitarono questo luogo e dettero inizio alla urbanizzazione. Forse vi si installò
una tribù o una colonia che raggiunse una evoluzione sociale e politica di un certo rilievo.


Dall'esistenza di una "gente" di epoca romana abbiamo la testimonianza significative da alcune lastre funerarie rinvenute in agro di Monteodorisio nel 1774.
Una, priva della parte inferiore, con incisa la scritta (ntegrata) :

D(iis) M(anibus)' S(sacrum) 
A C T E 
V(ixit) AN(nis) X 
M(ensibus) 
VI Q(uintus) F L A 
VIUS POR 
(tunatus) 
PAT(er) FLAVIA 
VESTILLA 
MAT(er) 
B(ene) M(erenti) F(ecerunt) 

E' un reìerto di notevole importanza che ci fa conoscere come nel giorno sacro agli Dei Mani, alla loro figlia
Acta, che visse 10 anni e sei mesi, il padre Quinto Flavio Fortunato e la madre Flavia Vestilla posero per conservarne un buon ricordo. La lastra marmorea venne rinvenuta a Monteodorisio località Piano delle Difense.

Un'altra lastra funeraria epigrafica venne rinvenuta, sempre nella stessa contrada, nel 1857, incisa nelle due
facce. Nella prima:

D(iis) M(anibus) s(sacrum) 
PRIMENIAE 
HlST(oniensi) CASTlSS(imae) 
FEMINAE Q(uae) VIX(it) A(nnis) 
XXII M(ensibus) XI D(iebus) XXII 
(lastra n. 1)

Nella seconda:
A A VAL(erio) (m) 
AXIMO PATR (i) 
BENE MERE 
NTI FECIT
(lastre n.2)

Una dedica che il padre Valerio Massimo fece in memoria delle figlia castissima donna istoniese Primeria, vissuta 22 anni, undici mesi e 22giorni

Il culto dei defunti nei romani era molto diffuso e le dediche lapidarie costituivano, altresì, la ragione essenziale per mantenere sempre vivo il ricordo dei morti nella considerazione dei vivi.
Di regola le necropoli erano situate nella immediata periferia dei borghi abitati e lungo le strade principali
dove ai viandanti era affidata la lettura e la memorie dei defunti.

Un'altra stele funeraria superiormente decorate con un timpano e piedistallo e la scultura di una rosa, reca
inciso:

R A I A E 
N I O B E N I 
C(aius) FIGELLIUS 
C(aii) L(ibertus) 
THALL (us) 
(coniugi) 
(bene) M(erenti) 
(lastra n.3)

Una dedica che i coniugi Raia Diobeni e Caio Figellio fecero incidere a ricordo del Liberto Thallo.

In particolare, durante la costruzione della chiesa di San Francesco, venne rinvenuta una lastra funeraria
nella quale si legge che Marco Avidio Proculo, marito dell'integerrima moglie Valentina, figlia di Piblio
Crittia, fece scolpire:

D(iis) M(anibus) S(acrum) 
GRITTIAE P(ublii) F(iliae) VALENTINAE 
M(arcus) AVIDIUS PROCULUS 
UXORI INTEGRISSlMAE 
FECIT 

Reperti che contribuiscono ad avvalorare la tesi che la terra di Monteodorisio fu abitata, in epoca romana, da gente nobilissima di cui abbiamo indelebile traccia attraverso le lapidi che vennero scolpite a memoria di quanti sono vissuti nel passato per additarli agli uomini di domani.

GIUSEPPE CATANIA

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